Polittico con San Pietro in cattedra tra i Santi Cosma e Damiano, Sebastiano e un Santo Vescovo

Francesco de Tatti
(Varese, 1480 ca. - 1530 ca.)

Francesco de Tatti
(Varese, 1480 ca. - 1530 ca.)

Francesco de Tatti
(Varese, 1480 ca. - 1530 ca.)

Francesco de Tatti
(Varese, 1480 ca. - 1530 ca.)

Francesco de Tatti
(Varese, 1480 ca. - 1530 ca.)

Francesco de Tatti
(Varese, 1480 ca. - 1530 ca.)

FRANCESCO DE TATTI

Varese, 1480 ca. – 1530 ca.

Polittico con San Pietro in cattedra tra i Santi Cosma e Damiano, Sebastiano e un Santo Vescovo

olio su tavola, cm. 180×164

Il dipinto è un raro polittico ancora integro del XVI secolo che presenta ancora la sua monumentale cornice originale e appare, quindi, nelle sue condizioni più antiche. 

Il centro, alto più degli altri pannelli ai lati, è il fulcro della composizione e rappresenta San Pietro in cattedra con la mano destra alzata per benedire. Il Santo è rappresentato in posizione frontale, vestito con i paramenti papali e la tiara, mentre tiene tra le mani le chiavi del Regno e un libro aperto. Ai suoi piedi, in ginocchio, appare una figura di un fedele in preghiera o più probabilmente di un donatore, la cui veste, arricchita da uno stemma verosimilmente dell’Ordine di Santa Maria della Mercede (o Mercedario), potrebbe fornire maggiori coordinate circa la natura della commissione dell’opera stessa.

Sui pannelli laterali, al livello superiore, a sinistra c’è un Santo Vescovo, anch’egli in cattedra, forse un padre della Chiesa, che purtroppo non è facile da identificare perché mancano attributi iconografici chiari, mentre a destra è un soldato con un grande arco in primo piano che si può riconoscere facilmente, quindi, con San Sebastiano.

Al di sotto, invece, i due Santi vestiti alla moda del tempo, colti in ambienti interni con ampolle, vasi e brocche, probabilmente sono i Santi Cosma e Damiano, due medici che vengono rappresentati praticamente sempre insieme.

Lo stile risponde alla pittura lombarda dell’inizio del Cinquecento, stretta tra la tradizione leonardesca con gli echi soprattutto di Bernardino Luini e le nuove forme di Gaudenzio Ferrari. Questo dipinto sembra infatti perfetto per questa congiuntura che suggerisce il nome di Francesco de Tatti, attivissimo pittore varesino che lavorò tra il Ticino, il lago di Como e la capitale, Milano, fino agli inizi del quarto decennio del secolo. 

I confronti con i suoi polittici maturi, come quello di Bosto conservato nel Museo del Castello Sforzesco e con la predella dell’ancona di Brunello, dimostrano come questo possa essere una sua opera estrema.