NICCOLÒ CODAZZI

NICCOLÒ CODAZZI

Napoli, 1642 – Genova, 1693

Capriccio architettonico con marina

olio su tela, cm 120×190

Questo imponente capriccio architettonico presenta una suggestiva prospettiva di rovine classiche, parzialmente dirute, disposte lungo una banchina portuale e affacciate su un’insenatura marina, dove si intravede un grande vascello in rada. La scena, articolata da loggiati, arcate e corpi architettonici sovrapposti, si inserisce, nel solco della tradizione inaugurata da Viviano Codazzi (1604 ca. – 1670), caposcuola del genere.

Giancarlo Sestieri, nel suo studio dell’opera in esame, ha attribuito l’opera a Niccolò Codazzi (1648–1693), figlio di Viviano e specialista nelle vedute con architetture classiche. Della sua biografia si conoscono pochi dati certi: il soggiorno a Parigi (1681–1682) e l’attività finale a Genova, dove collaborò con artisti locali come Gregorio de Ferrari e i Piola.

Nel dipinto Niccolò mostra una stretta adesione ai modelli paterni, evidente anche nel confronto con analoghi capricci marittimi di Viviano. La freschezza inventiva dell’impianto – con colonne ioniche, loggiati ad arcate e strutture in parte dirute – suggerisce una datazione giovanile, “poco prima o subito dopo la morte del genitore”, lasciando aperta l’ipotesi di un’ideazione paterna.

Alla solidità della costruzione prospettica, tipica di Viviano, si affiancano una tavolozza più morbida e passaggi chiaroscurali sfumati che riconducono alla mano di Niccolò, qui ancora fortemente legato alla lezione paterna. L’opera si inserisce pertanto in modo significativo nel catalogo del Codazzi junior, nel contesto del capriccio architettonico romano accanto a artisti quali Salucci, Gagliardi e soprattutto Ghisolfi, con il quale si riscontrano affinità tali da generare talvolta incertezze attributive.