MATTEO STOM
? 1643-Verona, 1702
Battaglia tra cavalleria cristiana e turca
olio su tela, cm 148×200
Questa suggestiva e dinamica “Battaglia tra cavallerie cristiana e turca”, si svolge all’imbrunire in una vallata, dal cui centro si alzano, sino a confondersi con le nubi del cielo, dense nuvole di polvere sollevate dalle accese mischie dei combattenti, che dai primi piani si prolungano verso il fondo, ed anche sopra il pendio di destra e sotto i bastioni di una fortificazione, probabile oggetto diretto del grandioso evento bellico. L’attenzione del riguardante è volutamente polarizzata dallo scontro che si svolge al centro, in cui un cristiano di spalle, con elmo e corazza su un destriero bianco, fronteggia due avversari, uno con turbante e l’altro a viso scoperto e giubba rossa, mentre un cavaliere dell’esercito europeo è stato appena sbalzato dal suo cavallo, insieme ad altri due turchi, ormai esanimi sul terreno dove sono sparsi armamenti abbandonati. Questa scena principale è introdotta sulla sinistra da due suggestivi e potenti scorci di due cavalli neri, l’uno visto da tergo, con accanto un turco disarcionato, con il cranio pelato e un codino, come il suo compagno in sella a un destriero, inquadrato a metà di profilo.
L’inventiva generale di questa vasta scena di battaglia, resa con una brillante e vivida pittoricità e con una sinteticità rappresentativa, la presenza di alcune singolari tipologie, nonché di un guizzante luminismo che, alternato ad accese macchie cromatiche, costituisce una coesione unitaria alla dinamica articolazione della intera scena, ci permettono di risalire con sicura attendibilità al suo autore. Si tratta di Matteo Stom ( ? 1643 – Verona 1702), un validissimo specialista di questo filone iconografico, che si affermò nel Veneto esercitando un importante ruolo per la diffusione di questo genere nella sua accezione moderna, e di tramite con la specifica cultura emiliana del settore, di Brescianino e Spolverini. Purtroppo si hanno scarsi dati documentari sulla sua attività, che presumibilmente dovette svolgersi in leggero anticipo su quella di Antonio Calza, al quale lo legano un’affinità di modi e di vivacità cromatica, spesso spinta dai due pittori al limite del virtuosismo. La presenza di una sua “Battaglia notturna” – di cui sono ricomparse due altre valide versioni con diverse varianti – nelle collezioni medicee, già pubblicata da M. Chiarini nel catalogo (Centro Di ed., Firenze 1981, n. 31) della mostra Battaglie tenutasi a Palazzo Pitti, può fare avanzare l’ipotesi che lo Stom sia venuto a contatto con l’ambito culturale toscano della seconda metà del Seicento. Nel quale caso avrebbe senza meno potuto fruire positivamente della cognizione diretta di opere di Pandolfo Reschi, uno dei più originali e validi “battaglisti”, attivo subito dopo l’affermazione di Jacques Courtois quale indiscusso caposcuola anche a livello europeo.


