Bartolomeo Neroni detto “Il Riccio”, ambito di
(Siena, 1505/1510 ca. – 1571)
Sacrificio di Codro
olio su tela, cm 126×194
Come ricostruito dallo studioso Emilio Negro, che per primo ha affrontato un’attenta analisi del dipinto, l’opera “raffigura un episodio di storia antica, riportato in Factorum et dictorum memorabilium libri IX (5, 6, ext. 1), l’antologia composta di brevi racconti presentati come esempi di buoni o cattivi comportamenti scaturiti dalla vita di personaggi famosi” scritta da Valerio Massimo: si tratta della storia di Codro, monarca ateniese dell’VIII secolo a.C., che durante un assedio sacrificò la sua vita per la città, che secondo una profezia, non sarebbe stata conquistata se il re fosse stato ucciso dai nemici. Per evitare che gli avversari consci della profezia lo risparmiassero, Codro “spogliato dell’abito regale e travestito da soldato semplice”, trovò la morte in battaglia, salvando così Atene. La scena è raffigurata sulla tela in tre episodi: da sinistra vediamo “lo stoico monarca con lo scettro e gli abiti regali, spogliato di tutto, ed infine morto a terra, ucciso dai nemici” nel suggestivo angolo in alto a destra con il cavallo impennato. Per quanto concerne l’aspetto stilistico, l’opera, come rivela lo studioso, è una fedele citazione dell’affresco dello stesso soggetto eseguito dal pittore senese Domenico Beccafumi tra il 1529 e il 1535 sulla parete della Sala del Concistoro del Palazzo Pubblico di Siena. Se tuttavia Negro si limita ad assegnare la nostra opera a un anonimo “pittore valente, dalla condotta pittorica estrosa”, collocabile in “quella sofisticata temperie pittorica nella quale operavano pittori estrosi come Bartolomeo di David e Bartolomeo Neroni detto il Riccio”, entrambi allievi del Beccafumi, una più precisa attribuzione al Riccio è stata avanzata nel più recente riesame dell’opera da parte dello studioso Pietro Torriti. La conclusione di Torriti si fonda infatti su interessanti confronti stilistici con opere certe di Neroni, in particolare con i volti di alcuni personaggi: ad esempio la figura di San Francesco nell’Incoronazione di Maria Vergine (Pinacoteca Nazionale di Siena) e, come si propone in questa sede, anche con il volto del Bambino nella Madonna col Bambino, San Giovanni e Santa Caterina da Siena del Museo Diocesano di Palazzo Borgia a Pienza, cui sembrano avvicinarsi alcuni dei volti presenti nel nostro dipinto. A ciò si aggiunge la stessa “condotta” artistica del Riccio, che spesso dovette ridursi a riprodurre fedelmente motivi di Domenico Beccafumi, tra i quali, con tutta probabilità, l’affresco originale del maestro, a distanza ravvicinata.
Pubblicazioni:
“I volti della storia – Ritratti di uomini celebri a Roma dall’Impero al Neoclassicismo”, a cura di Francesco Petrucci, De Luca Editori d’Arte, Roma, 2004, n. 4, pp. 76-77.


