CARLO CALIARI, detto CARLETTO
Venezia, 1570 – 1596
Il ritrovamento di Mosè
olio su tela, cm. 100×150
Data: 1590 ca.
L’episodio biblico del ritrovamento del piccolo Mosè si sviluppò come soggetto autonomo in area veneta a partire dagli anni ‘40 del Cinquecento.
Fino ad allora la vita del patriarca veniva infatti rappresentata in ampi cicli narrativi che focalizzavano l’attenzione sulle sue vicende in età adulta, anche se va considerato che questa scena era parte del ciclo quattrocentesco della Cappella Sistina prima della distruzione della parete di fondo da parte di Michelangelo per la pittura del suo Giudizio Universale.
Nel XVI secolo è probabile che la vicenda venisse riprodotta in numerose varianti su richiesta delle ricche famiglie venete, sia per la fortuna che dovette avere quel soggetto, sia per la funzione apotropaica che gli veniva attribuita. Destinato a stanze private e non a cicli narrativi all’interno di luoghi sacri, l’episodio parla infatti di maternità, di scampato infanticidio e della pacifica e costruttiva reazione femminile di fronte al dramma della maternità in vari modi negata, una lettura fortemente attuale e che era di grande importanza anche al tempo.
Paolo Veronese, con la sua bottega condotta insieme al fratello Benedetto e ai figli Gabriele e Carletto Caliari, affrontò il tema del ritrovamento di Mosè ben dieci volte, declinandolo in vari formati e dimensioni, tutte datate intorno agli anni ’80 del Cinquecento.
Il dipinto che presentiamo richiama il telero oggi conservato al Musée des Beaux-Arts di Digione e si può attribuire alla bottega del maestro in cui si riconosce la mano di Carletto Caliari.
Le figure, disposte quasi a ventaglio e tutte abbigliate in abiti contemporanei per rendere ancor più facile l’immedesimazione dei committenti, si stagliano contro un arioso paesaggio sul cui sfondo si scorgono un ponte e una città dalle architetture classiche e palladiane.


