ALESSANDRO VAROTARI, detto il PADOVANINO, cerchia di
Padova, 1588 – Venezia, 1649
Danae
olio su tela, 114×169
Lo splendido dipinto che presentiamo narra l’episodio tratto dalle Metamorfosi di Ovidio che ha come protagonisti Danae e Zeus: confinata in una torre di bronzo dal padre Acrisio, re di Argo, al quale un oracolo aveva predetto la morte per mano del nipote, Danae fu ugualmente raggiunta e sedotta da Zeus. Il padre degli dèi, mutatosi in una pioggia d’oro, riuscì a penetrare nell’isolata prigione della fanciulla, concependo con lei il piccolo Perseo.
Il nostro dipinto riprende la celebre Danae dipinta da Tiziano per il cardinale Alessandro Farnese (1545 – 1546). Come testimoniano le lettere di Monsignor della Casa, l’opera fu iniziata a Venezia e probabilmente terminata durante il soggiorno del pittore a Roma, dove il capolavoro fu ammirato da figure del calibro di Michelangelo e Vasari. Sulla destra, a differenza dell’ambientazione domestica caratteristica della celebre Venere di Urbino, Tiziano aggiunse la figura di Cupido, la cui posa è fortemente ispirata alle copie marmoree romane dell’Eros di Lisippo che il pittore ebbe modo di studiare nell’Urbe. Il successo immediato dell’invenzione tizianesca è testimoniato dalla lunga scia di derivazioni, di medesimo o diverso formato, dipinte da altri artisti fino al Settecento. Tra queste, la nostra pregevole e molto ben conservata versione può essere ascritta alla cerchia del Padovanino. Questo artista, noto per essere un profondo conoscitore e ammiratore di Tiziano, si distinse per la sua abilità nel riprendere e reinterpretare i modelli del maestro cadorino, infondendovi la propria sensibilità, caratteristica distintiva della sua produzione.
A giustificare l’attribuzione concorrono la qualità della pittura che predilige le forme levigate e la morbidezza delle carni, con la pelle lucida e quella sensibilità cromatica tipica della pittura veneta di quel periodo.


