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Venere callipigia

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Scultore neoclassico, XIX secolo

s126

VENERE CALLIPIGIA

alabastro

La Venere Callipigia è una scultura romana derivata da un originale greco del III secolo a.C., unanimemente considerata una delle più alte espressioni della sensualità nell’arte antica. Il suo nome, dal greco kalòs e pygḗ (“dalle belle natiche”), richiama esplicitamente il fulcro della composizione: l’esaltazione armoniosa e raffinata della bellezza del corpo femminile.

La figura rappresenta Venere, dea dell’amore e della bellezza, colta in un atteggiamento al tempo stesso elegante e malizioso. La posa è dinamica e sinuosa: il busto ruota leggermente, una gamba si flette e l’altra sostiene il peso, generando un equilibrio fluido di linee e volumi. Con il braccio sollevato, la dea solleva un lembo del chitone – la tunica ionica dalle fitte pieghe – lasciando affiorare il corpo e accentuandone le forme. Questo gesto, solo apparentemente spontaneo, è in realtà studiato per instaurare un sottile dialogo con l’osservatore, fondendo pudore e seduzione in un’immagine di straordinaria grazia.

Il panneggio, reso con grande perizia, aderisce al corpo e al tempo stesso scivola con naturalezza, creando un raffinato contrasto tra la levigatezza della pelle e la morbida fluidità del tessuto. Tale attenzione alla resa delle superfici e alla qualità tattile del marmo rivela l’influenza dell’arte ellenistica, orientata verso una più intensa ricerca espressiva.

Rinvenuta nei pressi della Domus Aurea priva della testa e di altre parti, la scultura fu acquistata nel 1594 dalla famiglia Farnese e sottoposta a restauro, entrando così nella loro prestigiosa collezione. Nel corso del Settecento, sotto i Borbone, venne trasferita a Napoli, dove subì ulteriori interventi, tra cui quelli di Carlo Albacini, per poi essere collocata nel Museo Archeologico Nazionale. La sua fama era tale da attirare l’interesse anche durante le spoliazioni napoleoniche, a conferma del valore universalmente riconosciuto dell’opera.

Nel suo insieme, la nostra scultura in alabastro si configura come una pregevole reinterpretazione dell’originale romano, capace di restituirne l’eleganza formale e la carica sensuale, attraverso una cura attenta dei dettagli e una resa raffinata delle superfici, in perfetta sintonia con l’ideale di bellezza armoniosa e seducente proprio della tradizione classica.

Scultore neoclassico, inizi del XIX secolo

cm. 40h

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