Girolamo Mocetto

Girolamo Mocetto

GIROLAMO MOCETTO

Murano, 1458 – 1531

San Sebastiano

olio e tempera su tela, cm. 90,5×62,5

Recentemente riemerso da un’importante collezione privata mantovana e finora inedito, il dipinto raffigura san Sebastiano secondo un’iconografia di intensa devozione privata, particolarmente diffusa nella Venezia di primo Cinquecento. Il santo, rappresentato come un giovane appena adolescente, è colto frontalmente mentre, trafitto da quattro frecce, si staglia contro una colonna marmorea entro uno spazio architettonico essenziale, aperto verso il cielo. Lo sguardo rivolto direttamente all’osservatore accentua la funzione intercessoria dell’immagine, destinata verosimilmente alla meditazione personale e alla protezione contro la peste, di cui san Sebastiano era tradizionalmente considerato intercessore.

Come osservato da Peter Humfrey, autore dello studio dedicato all’opera, il dipinto si inserisce pienamente nella tradizione figurativa veneziana inaugurata da Giovanni Bellini e da Cima da Conegliano, dai quali deriva l’impianto severo e la costruzione nitida della figura. In particolare, il modello di riferimento appare il celebre San Sebastiano della Pala Dragan di Cima da Conegliano, oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dal quale l’opera riprende non solo la posa del santo ma anche dettagli puntuali, come la posizione della freccia conficcata nella coscia sinistra. Humfrey richiama inoltre il confronto con due ulteriori versioni del soggetto eseguite da Cima, oggi rispettivamente alla National Gallery di Londra e alla Collezione Berenson di Villa I Tatti, testimonianza della fortuna iconografica di questo modello nella pittura veneziana del tempo.

Rispetto a tali precedenti, tuttavia, il dipinto manifesta un linguaggio più autonomo e raffinato nella sensibilità ornamentale. Il perizoma presenta una preziosa decorazione pseudo-cufica lungo l’orlo e una frangia morbida e ricercata, mentre i capelli sono risolti in minute onde decorative di gusto quasi miniaturistico. Proprio sulla base di questi caratteri stilistici, e accogliendo una proposta attributiva suggerita da Mauro Lucco e condivisa da Humfrey, l’opera può essere riferita a Girolamo Mocetto, artista veneziano attivo come pittore, incisore e disegnatore di vetrate tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento.

Figura ancora non del tutto definita criticamente, Mocetto rivela nella sua produzione una cultura figurativa profondamente legata a Bellini e a Mantegna, ma aperta anche agli influssi di Cima da Conegliano. Significativi confronti possono essere istituiti con il Ritratto di fanciullo della Galleria Estense di Modena e con il trittico della cappella di San Biagio nella chiesa dei SS. Nazaro e Celso a Verona, soprattutto nella resa morbida dei volti e nell’eleganza lineare dei capelli. Tali confronti consentono di collocare plausibilmente il dipinto attorno al 1515-1517, in una fase ormai matura dell’attività dell’artista.