Giuseppe Mancinelli

Giuseppe Mancinelli

GIUSEPPE MANCINELLI

Napoli, 1813 – Castrocielo, 1875

Mosè abbandonato dalla madre

olio su tela, cm 181×255

La tela raffigura un episodio tratto dall’Esodo biblico, ovvero l’abbandono del piccolo Mosè nelle acque del Nilo, escogitato dalla madre per sottrarlo alle persecuzioni del faraone d’Egitto (Es. 2, 1-3), Il tema, di forte intensità narrativa, viene sviluppato dall’artista attraverso una costruzione attenta e calibrata delle figure e dell’ambiente circostante, coniugando pathos e compostezza formale. L’autore del dipinto è Giuseppe Mancinelli, pittore napoletano che si distinse soprattutto per opere di soggetto religioso e storico, caratterizzate da una vivace intensità cromatica derivata dalla lezione del purismo italiano e dei Nazareni, conosciuti durante il soggiorno romano reso possibile da un pensionato artistico del Regno borbonico. A Roma, sotto la guida di Vincenzo Camuccini, perfezionò la propria formazione attraverso la cultura romantica della pittura di storia, attraverso la quale contribuì a rinnovare il panorama artistico napoletano. A partire dal 1851, forte del successo riscosso anche in ambienti aristocratici, Mancinelli fu chiamato a insegnare disegno presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove promosse un classicismo di impronta purista, unito alla potenza emotiva romantica e all’attenzione al dato reale mutuato dalla nascente pittura verista.

Questa cifra stilistica emerge con evidenza anche nel dipinto in esame, in particolare nell’attenzione ai volti delle figure di Jochebed e Miriam e del piccolo Mosè, e nel meditato uso di cromie accese e luminose che ne determinarono la fortuna critica nei decenni successivi. Cesare Dalbono, in un elogio pubblicato sull’Albo Artistico Napoletano del 1853, ricorda come il “Mosè” fosse stato esposto al Real Museo Borbonico di Napoli nel febbraio 1851, circostanza che consente di collocarne il completamento intorno a quella data, mentre l’opera è infine menzionata da Capogrossi Guarna nel necrologio dell’artista del 1875, ricordata per il colorito splendidissimo”. L’opera si inserisce pienamente nel gusto ottocentesco per i temi esotici e per le ambientazioni di ricostruzione storica, ampiamente diffuso nella cultura figurativa del tempo e condiviso anche da altri ambiti artistici. Nel dipinto di Mancinelli, inoltre, le figure in primo piano, rese con raffinata perizia accademica, mostrano caratteri che rimandano a un folclore idealizzato più che a una puntuale verosimiglianza storica, mentre sullo sfondo, nel quale troviamo il gusto per la pittura di paesaggio campana di inizio XIX secolo, si distinguono un tempio e un obelisco descritti con notevole precisione, tali da far ipotizzare uno studio attento condotto attraverso la mediazione delle numerose incisioni tratte dalle guide illustrate sull’Antico Egitto di metà secolo.

Il dipinto proviene dalla collezione del professor Fausto Nicolini (1879-1965), come documenta un cartellino della Regia Sovrintendenza alle Gallerie di Napoli applicato al verso (“Deposito per la tutela dai rischi di guerra, 1940, XVIII”, n. 031”).

Pubblicazioni:

“Intorno ad alcune opere di Belle Arti esposte nel Real Museo Borbonico nel febbraio del 1851”, a cura di Cesare Dalbono, in “Albo Artistico Napoletano”, a cura di Mariano Lombardi, Stamperia e Cartiere del Fibreno, Napoli, 1853, pp. 38-39.

“La Madre di Mosè. Dipinto in tela di Giuseppe Mancinelli”, a cura di R. Colucci, “Museo di Famiglia – Rivista Illustrata”, Vol. 5, no. 2, 9 gennaio 1865, pp. 23-25 (Riprodotto in incisione a tutta pagina a p. 26).

“Necrologia del Cav. Prof. Giuseppe Mancinelli”, “Il Buonarroti”, a cura di Capogrossi Guarna, 1875, serie II, vol. X, quaderno III, xvi, pp. 96-107.