Ritratto di Anna Maria Luisa d’Orléans, duchessa di Montpensier

François de Troy, ambito di

François de Troy, ambito di

FRANÇOIS DE TROY, ambito di

(Tolosa, 1645 – Parigi, 1730)


Ritratto di Anna Maria Luisa d’Orléans, Duchessa di Montpensier

olio su tela, cm. 112,5×85

Un sontuoso abito di seta, impreziosito da ricami, pizzi e gioielli di perle, sul quale campeggiano lucenti gigli d’oro su uno sfondo blu profondo, permette di collegare la protagonista di questo importante ritratto alla prestigiosa casata reale francese degli Orléans. Inoltre, un’iscrizione posta sul verso della tela consente di identificare l’effigiata con la principessa Anna Maria Luisa d’Orléans, duchessa di Montpensier (1627 – 93) tra le donne più influenti e facoltose dell’ancien régime francese del XVII secolo. Nota come La Grande Mademoiselle, lasciò un’impronta profonda nella vita politica e intellettuale del Paese, partecipando alla celebre Fronda dei Principi (1651), che vide contrapporsi la regina Anna d’Austria, reggente in nome del figlio Luigi XIV insieme al cardinale Mazzarino, e la nobiltà parigina sostenuta dal Parlamento di Parigi.

Morì nubile e senza figli, lasciando la sua ingente eredità patrimoniale e collezionistica al cugino Filippo di Francia, duca d’Orléans, dal quale essa passò, per via dinastica, alle successive generazioni della famiglia reale francese. Un monogramma coronato al verso della tela, recante le iniziali “LPO” e il numero d’inventario 195, suggerisce che il dipinto appartenne alla collezione del più illustre di questi discendenti, il celebre sovrano Luigi Filippo I di Francia, già duca d’Orléans, cui rimandano le iniziali del monogramma. Analogamente ad un numero di opere apparse sul mercato antiquario negli ultimi anni, anch’esse contraddistinte da simili iscrizioni e monogrammi al verso, il dipinto era con tutta probabilità conservato presso lo Château d’Eu, residenza francese già appartenuta a La Grande Mademoiselle e pervenuta, sempre per via dinastica, a Luigi Filippo. Un’ulteriore stampigliatura sul retro testimonia un successivo passaggio dell’opera presso Christie’s di Londra, probabilmente dopo la morte del sovrano, avvenuta in esilio proprio in Inghilterra nel 1850, a seguito dei tumulti della Terza Rivoluzione Francese (1848) che portò alla nascita della Seconda Repubblica Francese (1848-1852).

Per quanto riguarda l’attribuzione, la sontuosità dell’abito e la resa degli incarnati riportano alla mano di un valente ritrattista, quale François de Troy, tra i più celebri esponenti di questo genere pittorico alla corte del “Re Sole” Luigi XIV. Per impostazione e stile, l’opera presenta infatti significative affinità con dipinti attribuiti a de Troy, come il Ritratto di Françoise Marie de Bourbon (1692) o, soprattutto, il Ritratto di Elisabetta Carlotta del Palatinato (1680 ca.), entrambi presso la Reggia di Versailles, che riprendono la foggia delle ricche vesti presenti nel nostro dipinto nonché la posizione degli arti. Tuttavia, alcune imprecisioni prospettiche, particolarmente evidenti in questi ultimi, inducono a ipotizzare che si tratti di un dipinto di bottega oppure dell’opera di uno dei numerosi e valenti artisti attivi nell’ambito della ritrattistica francese tra XVII e XVIII secolo, rimasti nell’ombra di personalità quali Pierre Mignard, Hyacinthe Rigaud, e lo stesso François de Troy.