Pietro Liberi

Pietro Liberi

PIETRO LIBERI, attribuito a

Padova, 1605 – Venezia, 1687

Betsabea al bagno

olio su tela, cm. 43×61

L’episodio biblico di Betsabea al bagno, narrato nel Secondo libro di Samuele (2 Sam 11), divenne un soggetto molto apprezzato a partire dalla fine del XV secolo, soprattutto nell’ambito fiammingo e tedesco. Spesso utilizzato come pretesto per la rappresentazione del nudo artistico, questa iconografia trovò ampia diffusione durante tutto il XVII secolo e nel primo quarto del XVIII, dapprima attraverso interpreti di rilievo quali Rembrandt van Rijn (1606 – 1669) e Peter Paul Rubens (1577 –1640), e successivamente in ambito italiano, nelle opere di Artemisia Gentileschi (1593 – 1653) e Massimo Stanzione (1585 – 1656), fino ai protagonisti del tardo Barocco, tra cui Sebastiano Ricci (1659 – 1734) e Pietro Liberi, al quale viene attribuita la paternità del presente dipinto. Al centro della composizione è raffigurata Betsabea, moglie di Uria l’Ittita, ufficiale dell’esercito del re biblico Davide, intenta alla cura del proprio corpo e della propria immagine, assistita da due ancelle impegnate a lavarle i piedi, a vestirla e a valorizzarne la figura con vari trattamenti di bellezza. Nell’angolo superiore sinistro, da una terrazza sopraelevata con balaustra, si intravede la sagoma di Re Davide, identificabile grazie alla corona dorata che porta, ritratto nel momento esatto in cui osserva Betsabea e se ne invaghisce. A seguito di questo episodio, secondo il racconto biblico, Davide la farà recare nel proprio palazzo e, pur essendo consapevole del suo stato di moglie altrui, la metterà incinta. Non riuscendo a far passare il bambino come figlio di Uria, ordinerà che quest’ultimo venga inviato al fronte, condannandolo a morte certa, mentre il figlio nato dall’adulterio morirà pochi giorni dopo la nascita, come segno del castigo divino. Il soggetto era particolarmente apprezzato dai committenti di Pietro Liberi, ricorrendo più volte all’interno del suo corpus artistico (si veda la tela giovanile del Museo Civico di Belluno, fino agli esemplari più maturi dell’Alte Pinakothek di Monaco e dello Staatliche Kunstammlungen di Kassel).

Dal punto di vista stilistico, sebbene alcune parti mostrino una certa cura nei dettagli, come l’acconciatura dei capelli di Betsabea, conforme alla moda veneziana del XVII secolo, o il ricco bracciale che indossa, la rapidità della pennellata, l’essenzialità della rappresentazione e, soprattutto, le dimensioni contenute del dipinto lasciano ipotizzare che si tratti di uno studio preparatorio per una tela di maggiori proporzioni, nel quale Liberi ha sperimentato diverse soluzioni compositive, in particolare nella gestualità delle ancelle e nell’articolazione dello spazio scenico. Tali caratteristiche riflettono il linguaggio tipico del pittore veneziano, noto per le sue raffigurazioni animate da figure di intensa sensualità, spesso caratterizzate da tratti licenziosi, che lo resero celebre durante tutto il XVII secolo al pari degli episodi della sua vita avventurosa e irrequieta.