Pietro Righini
Torino, 1793 – 1856
Paesaggio campestre
olio su tela, 71×89,5
data e firma: Righini Pinxit 1815
In una radura bagnata da un corso d’acqua e dominata in lontananza da alcune rovine, si staglia un grande albero che domina la scena quasi per metà, facendo ombra a gruppi di pastori e di animali colti nella loro quotidianità rurale, mentre il cielo, appesantito da coltri di nuvole annunciatrici di pioggia, tradisce una chiara impronta romantica. Questi elementi, insieme a un’iscrizione appena leggibile nella parte bassa della tela, “Righini Pinxit 1815”, potrebbero fornire alcuni indizi circa la paternità dell’opera. È infatti possibile che possa trattarsi del pittore torinese Pietro Righini, abile paesaggista nel Piemonte sabaudo di inizio XIX secolo. Vicini alla visione della pittura di paesaggio di impronta romantica nel solco delle sperimentazioni di G.B. De Gubernatis e di M. D’Azeglio, più che all’eredità tardo-barocca di Vittorio Amedeo Cignaroli, i dipinti di Righini si distinsero per la sapiente unione di toni brillanti e chiaroscurali, nonché per l’attenzione lenticolare che dedicava alle figure che animavano i suoi luoghi d’invenzione. Stando alla data apposta al dipinto, ci troviamo davanti ad un opera giovanile dell’artista, che ne dimostra tutto il talento e la freschezza che lo renderanno uno dei paesaggisti più in voga a livello regionale per tutta la prima metà del XIX secolo. Ottenne infatti molte prestigiose commissioni soprattutto dai Savoia, presso la cui corte fu nominato “pittore paesista” nel 1829.


