ANTONIO ZANCHI
Este, 1631 – Venezia, 1722
Il ratto di Deianira
olio su tela, cm. 208,5×179,5
Il dipinto di notevoli dimensioni raffigura il ratto di Deianira, sposa di Ercole, per mano del centauro Nesso, un episodio narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. L’opera si distingue per l’uso di pochi colori scuri e forti contrasti di luce e ombra, che accentuano la drammaticità della scena. I corpi, illuminati dall’alto, emergono dallo sfondo scuro per enfatizzare le emozioni dei personaggi. Lo spazio del dipinto è quasi interamente occupato dalle figure in primo piano, che sembrano proiettarsi verso lo spettatore per coinvolgerlo emotivamente. Deianira, protagonista della scena e quindi centrale e più illuminata, è rappresentata a figura intera mentre intorno a lei si agitano i personaggi maschili, tra i quali la personificazione del fiume Eveno, piegato dal passaggio del centauro. Tale rappresentazione è simile a quella in un quadro della fototeca Zeri attribuito a un anonimo pittore veneziano del XVII secolo, forse Antonio Zanchi.
Lo Zanchi, uno dei maggiori pittori italiani del Barocco veneziano, è noto infatti per il suo stile caratterizzato dal “gigantismo” delle figure in primo piano e da un forte dinamismo narrativo. Allievo di Francesco Ruschi e Matteo Ponzone, fu un esponente dei così detti “tenebrosi” e il suo stile si distingueva per l’uso marcato del chiaroscuro, con una fonte di luce direzionata che lasciava in ombra lo sfondo, richiamando lo stile di Jusepe de Ribera.
Dalla matrice luministica dello Spagnoletto e soprattutto per il colore veloce come dagli esempi di Luca Giordano si può giungere a proporre l’attribuzione ad Antonio Zanchi.


